Titolo ricetta: Via del papa (ascesa al monte Bianco)

Ingredienti per la ricetta base: comitiva di persone, il rifugio Gonella, cibo, meteo adeguato, attrezzatura, buona volontà, percorso ben tracciato.

Ingredienti per la versione “Indimenticabile”: rifugio completamente vuoto, sostituire la comitiva con il miglior amico di sempre, condire con una copiosa nevicata il giorno prima della salita e per rendere piccante il tutto aggiungere una bella nebbia il momento della partenza, intorno a mezzanotte. Per gli amanti dei sapori forti aggiungere anche una piccola ma dura scalata su roccia e ghiaccio.

Preparazione.
Per preparare questa ricetta è necessaria una buona dose di coraggio e volontà. E’ inoltre necessario dotarsi di una grande quantità di tempo e fiducia. E’ consigliato l’uso di materiale leggero dato che dovrà essere trasportato per tutto il tempo sulle spalle. Fondamentale l’affiatamento con il compagno di viaggio.

– Portarsi al rifugio Gonella in un soleggiato giorno di agosto con il proprio amico.

– Passare il ghiacciaio del Miage godendo a pieno della magnifica vista sul monte Bianco.

– Bere acqua del ghiacciaio e domandare a chi si incontra le condizioni del percorso.

– Arrivare al rifugio, mangiare, scambiare due chiacchiere con Nadia, la ganzissima rifugista

– Svegliarsi il giorno dopo e andare a vedere il ghiacciaio

– Tornare indietro non appena inizia a piovere e restare nel rifugio a guardare previsioni, leggere libri, scambiare opinioni e pensare a come affrontare la salita il giorno dopo

– Controllare ogni 10 minuti se dal ghiacciaio sottostante si intravede qualche alpinista che sta affrontando la salita per venire al rifugio e magari partire insieme

– Intorno alle 18.30 mangiare tanto e bene in previsione della fatica del giorno successivo

– Coricarsi quando ancora piove e svegliarsi a mezzanotte perplessi perchè ancora non è bello

– Rimuginare per 45 minuti e, una volta svanite le nuvole, decidere di partire, senza farsi troppe altre domande e sapendo che non ci sono alternative.

– Affrontare il ghiacciaio in totale, disarmante, spaventosa, maestosa solitudine senza avere una traccia da seguire e facendo affondare bene bene i ramponi nella neve fresca oppure nel ghiaccio verticale

– Viaggiare a zig-zag nel ghiacciaio vivo e scoperto alla ricerca di una linea continua che conduca fuori da esso, qualche centinaio di metri più sopra

– Piantare la piccozza ove possibile, anche e sopratutto per fare sicura al compagno quando questo passa gli esili, veramente esili, ponti sul ghiacciaio

– Arrivare in fondo al ghiacciaio e affrontare una parete verticale lunga circa 15 metri composta da ghiaccio e roccia, proprio nel momento in cui sta sorgendo il sole

– Sbucare sulla cresta affilatissima e abbracciare il compagno dalla felicità di aver finito il primo importante pezzo di viaggio

– Percorrere tutta la cresta immacolata, appuntita, bianca, scintillante, tagliente e in salita affondando le gambe fino al ginocchio nella neve fresca.

– Iniziare a vedere il monte Bianco e osservare le persone che stanno salendo

– Girarsi e guardare l’opera d’arte che prende il nome di “Cresta di Bionnassay”

– Salire diversi colli, sempre senza trovare alcuna traccia di esseri viventi

– Fotografare fotografare e fotografare

– Intravedere la grande traccia del versante francese e portarsi su di essa

– Osservare le guide che trascinano, spingono, tirano clienti totalmente impreparati ma desiderosi di arrivare in vetta, confondendo il concetto di viaggio con quello di spostamento.

– Arrivare alla capanna Vallot e decidere che il percorso fatto è stato assolutamente appagante, alpinistico, affascinante, faticoso, stressante, meraviglio, intimo, solitario, personale e che arrivare in vetta al monte non può aggiungere altro se non dolore e fatica

– Scendere verso il rifugio Gouter e scoprire che non ci sono mezzi meccanici per andare a Chamonix

– Aiutare un anziano signore francese che è rimasto incastrato con entrambi i piedi sotto un grande sasso, cercando di veicolare le ultime forze rimaste sulle braccia che dovranno alzare la pietra.

– Scendere dunque fino a Les Houches, (800 metri slm) a piedi e trovare un gruppo di italiani che riportano l’amico all’auto lasciata in Italia, dopo aver fatto dunque circa 4000 metri di dislivello negativo e 1400 di dislivello positivo.

– Arrivare all’auto intorno alle 23.00 e decidere di partire verso casa.

– Abbracciare l’amico, che a questo punto sarà ancora più fraterno di prima.

Intorno alle 5 di mattina la ricetta è completata e la prelibatezza è pronta per essere servita ai palati più fini.

Nel cimentarsi nello sviluppo di questa ricetta è essenziale che siano presenti questi ingredienti: solitudine, paesaggi fantastici, tempo prima brutto e poi meraviglioso, luna piena, amicizia (sincera), preparazione atletica, acqua (tanta).