Quante ore ci sono in un anno? Tante, tantissime; matematicamente si possono contare, ma… non hanno tutte le stessa valenza: le 21 ore e spiccioli che ho passato correndo la LUT (Lavaredo UItra Trail) sono tra le ore più belle che questo 2016 mi abbia regalato finora.

Riassunto (quasi) veloce:

  • Temporale pauroso dalle 19 alle 22.30 che si abbatte su Cortina: tuoni e fulmini come se stesse arrivando la fine del mondo
  • Arrivare alla partenza con l’idea di correre almeno per un po’ con Andrea e scoprire in quel preciso momento che i bastoncini erano ossidati e nemmeno con l’aiuto di Federico si riuscivano ad estendere.
  • Corsa a casa, recupero bastoncini ante-guerra e ritorno alla gabbia di partenza dove ormai un migliaio di persone avevano già preso il mio precedente posto.
  • Partenza alle 23, magica, con le note di Morricone che iniettano adrenalina nel corpo. Si passa al fuso orario “LUT”: ormai non conta più l’orologio, conta da quante ore corri.
  •  La prima salita resa ancor più dura dall’enorme quantità di persone che, a buon diritto o meno, sono davanti. Oltre alle persone, in fronte, ci sono anche diversi lampi temporaleschi!
  • Trovare prima Marco e poi Francesco e decidere di correre insieme fino a che si riesce. Dove diavolo è Andrea?
  • Nella prima discesa vedere le lacrime di dolore e delusione della prima persona infortunata
  • Progredire in salita in un terreno fangoso talmente avvolgente da rendere il tutto quasi divertente, come nella sala degli specchi di qualunque luna park che si rispetti: movimenti del corpo del tutto innaturali per restare in equilibrio!
  • Sentire l’alba dal cinguettio del primo uccello e decidere il momento in cui spegnere la frontale.
  • Affacciarsi a Misurina con l’alba che colora le montagne di rosa
  • Salire impetuosamente verso le Tre cime di Lavaredo fermandosi a mangiare copiosamente al rifugio Auronzo
  • Correre verso il rifugio Locatelli e restare incantati dalle tre cime: fermarsi, fotografare, respirare, ripartire
  • Arrivare a Cimabanche correndo in discesa come se non avessi sulle gambe già 60 km, riunirsi con Andrea, cambiarsi, mangiare poco e partire verso la seconda parte
  • Rispettare la regola Del Guru che recita: “si corre se è discesa o piano, si cammina se è salita”
  • Arrivare alla Forcella Lerosa e iniziare a scendere con una corsetta leggera e delicata (sbadabrang… Francesco inciampa!)
  • Guardare la propria ombra e sentirsi come Orzowei
  • Sentirsi al 76mo km come una gazzella e al 77mo un bradipo
  • Iniziare la salita verso Malga Travenanzes con l’idea che la situazione sta un po’ sfuggendo di mano… la fatica moltiplica i km e li rende enormemente più lunghi, tanto che alla malga, per la prima volta dall’inizio del nuovo fuso orario, necessito di fermarmi. 80 km dalla partenza.
  • Arrivare alla Forcella Col dei Bos e capire che la fatica ha colpito tutti: l’idea di ritirarsi passa prima per la testa di Andrea e poi per quella di Francesco
  • Trasportare le stanche membra al Rifugio Col Gallina e, dopo una lunga pausa bevendo brodo e mangiando salame, partire da solo: l’opera di convincimento verso Francesco ( “su su, sono solo 26 km 1000 D+”) non ha dato i frutti sperati!
  • Sentire una strana forza che spinge le gambe più rapidamente di prima… cosa c’era nel brodo?
  • Superare decine di persone in salita, in piano ed in discesa
  • La grandine, te pareva!
  • Arrivare a Croda dal lago completamente bagnato e mangiare patate lesse a volontà
  • scendere gli ultimi 9 km come se non avessi 110 km sulle gambe (… Vedi 60 km, poco sopra!)
  • Arrivare a Cortina sotto una pioggia battente sentendo le urla e l’incitamento dei passanti.
  • Tagliare il traguardo trovando gli amici e la birra: cosa si può volere di più?
  • Scoprire, a casa, che quel lieve fastidio sulla schiena e sotto l’ascella in realtà si chiama “scarnificazione senza anestesia”
  • Andare a letto coi normali dolori di chi ha corso per 21 ore di fila
  • Essere felici, veramente felici, che Enrico sia arrivato e in particolare sia arrivato a letto alle 5 di mattina!!
  • Fare colazione come se fosse pranzo e pranzo come se fosse merenda… riprendere il fuso orario “normale”

Ventuno ore e qualche minuto. Ventuno ore che in questo momento valgono tutto il 2016 a livello di emozioni.
Adesso dormo!