Quel che lascia la PTL dentro chi ha provato ad onorarla è un misto di ammirazione e sgomento.

La testa è ancora vagabonda, i pensieri si addossano uno all’altro ed è difficile parlare con tanta ammirazione di un evento che mi ha portato al limite! Il mio primo ritiro in una “competizione”, non pensavo che fosse così bello parlarne!

Questa PTL non è una gara, non assomiglia a nessun’altra prova sportiva che io abbia mai fatto. La PTL è montagna vera, punto. Non c’è competizione, non esiste classifica, nè c’è rivalità. C’è solo voglia di montagna. Ed esistono solo due famiglie di atleti: quelli che la PTL la finiscono e quelli che per il momento non ce l’hanno ancora fatta.

Di fronte ad una prova come questa non sarà mai possibile dire “ok, sono pronto”: le variabili in gioco sono talmente tante che l’unica certezza è quella di non averne alcuna. E non è un modo di dire!

All’inizio l’assenza delle bandierine (la “balisautra”) non si fa notare: non occorre trovare il sentiero, basta seguire le decine di persone davanti… questo però dura poco: le squadre non sono tante ed i ritmi di marcia sono molto diversi. E’ facile trovarsi soli dopo appena 24 ore di cammino e lì si parte con il GPS e con la voglia di scoprire “dove ti hanno mandato”. Sì, perchè la PTL non è studiata perchè gli atleti siano messi nella migliore delle condizioni. la PTL ti mette alla prova, sempre. In maniera scientifica. Del resto è una prova di montagna, non ha nulla a che vedere con i trail, nemmeno la tipologia di sentieri è la stessa.

Si inizia a capire che qualcosa di molto diverso ci attende quando finisce l’acqua nelle borracce, Eh sì, anche se usata con parsimonia l’acqua prima o poi termina… E alla PTL non c’è il banchino con i volontari che ti urlano da lontano se vuoi acqua o sali minerali. No, alla PTL c’è la montagna che eventualmente può regalarti quando un ruscello, quando un laghetto, quando un semplice filo d’acqua che corre lungo una roccia piena di sabbia glaciale. Accontentarsi è la parola d’ordine ed è bellissimo per me, giovane marmotta da una vita!

Passano le ore, passano i km, passano le salite e le discese. I pochi ristori vengono assaltati come fossero diligenze nel far west. I posti dove dormire sono spesso gelidi e rumorosi; riposare è un lusso! I paesaggi sono sempre meravigliosi… sia di giorno che di notte. Tramonti ed albe fanno rabbrividire. I tre giorni passati su quei sentieri così difficoltosi sono incredibilmente estetici. Anche la salita verticale in un monte ricoperto di rododendri, ginepri e mirtilli diventa semplicemente bella, ma che graffioni alle caviglie!

Perdere la traccia è questione di uno sbadiglio e di sbadigli se ne fanno tanti ma si è sempre monitorati e ogni errore viene rapidamente segnalato. Sì, perchè questa prova per poter essere così incredibilmente spartana deve essere perfettamente organizzata: per ogni passo vale il detto “è inutile fare con più ciò che si può fare con meno”; un paradigma che quasi tutti, sono certo, tendono ad ammirare ma che quasi nessuno sa fino in fondo cosa voglia dire. Nemmeno io!

Il freddo della mattina è gestibile, così come il tremendo caldo delle ore di punta. E pure la fatica ad un certo punto diventa quasi un’amica con cui scambiare due chiacchiere mentre si mette il famoso passo avanti all’altro. Alla PTL vogliono atleti che queste cose le conoscono bene. Non è come al Tor Des Geants, qui devi presentare un curriculum per essere ammesso. Ed in questa prova c’è una sola regola da onorare: seguire la traccia rispettando i cancelli orari. Il resto tocca a chi partecipa.

Il concetto di squadra funziona: chi come me lavora in team da sempre sa bene che per avere successo in un progetto prima di tutto viene il bene del gruppo. E per questo bisogna saper mettere da parte paure, esigenze personali superflue, fatiche, personalismi. Bisogna dare tutto anche se non lo si comprende fino in fondo per poter arrivare all’obiettivo comune. E noi l’abbiamo fatto. E’ un concetto che può sembrare banale ma non lo è affatto quando si è stanchi, feriti, affamati, magari sotto la pioggia battente o dentro un fitto banco di nebbia. Anche nel matrimonio si parla di “buona e cattiva sorte”… ma alla PTL si è molto più che coniugi!

Come dice uno che ti fantasia se ne intende, “l’immaginazione è l’unica arma nella guerra contro la realtà” e per questo dopo tante faticose ore senza dormire arrivano le allucinazioni. Io vedo volti scolpiti ovunque e pietre che diventano quando zaini, quando preziosi cimeli quando animali. I miei pensieri arrivano a pescare momenti più o meno significativi del passato per poi costruire finali di ogni tipo, tutti bellissimi. Presto che è tardi!

La disidratazione, la privazione del sonno, la fatica disumana nel cercare di tenere il piede sempre dritto su km e km di sassi a dir poco propriocettivi (la “core stability” qui non è un’opzione!) ha accelerato incredibilmente quel limite che avevo già sperimentato in altre occasioni e che si era presentato al quarto o quinto giorno di stress.

Il maltempo dell’ultima notte è stato la principale causa del nostro ritiro: la nebbia che ci avvolgeva era talmente fitta che per vedere dove mettevamo i piedi dovevamo piegare il busto: le scarpe nei torrenti, le botte nei sassi ed infine i forti dolori e la grande fatica han poi fatto il resto. Ritirati a poco meno di metà percorso.

La squadra di cui facevo parte, lo zatterone, composto da Francesco Bellinvia e Francesco Saviozzi è stata una gran bella squadra. Ci siamo divertiti molto! Qualche volta ci siamo allontanati di qualche metro per coccolare i nostri pensieri, tante altre ci siamo uniti per farci forza e darci consigli. Un’esperienza che va ben oltre la semplice amicizia! Bellissimo.

E comunque sia andata, GRAZIE… veramente Grazie a tutti coloro i quali ci hanno seguito in vario modo, più o meno silenziosamente, ci avete fatto forza in momenti duri, grazie! Grazie a Stefania Avanzinelli e Lorenza Pratali che ci sono venuti a trovare fisicamente (è stato bellissimo vedervi lì). Grazie poi Gino Pietro Bellinvia e Marinella Bellinviache ci hanno supportato in ogni modo, prima durante e dopo questa esperienza! Grazie a Silvia Alberti che ha messo al corrente varie persone a me vicine. Ma comunque, davvero, grazie a tutti!!!!

Concludo questo lungo post dicendo che questo ritiro ha per me il sapore di sfida. Sì, cara PTL mi sono innamorato di te.
Tornerò a cercarti l’anno prossimo e tutti gli anni a venire fino a che non suonerò quella campana a Chamonix!